I Docenti dell’Istituto Comprensivo Alberto Manzi esprimono con determinazione la propria profonda contrarietà al Disegno di Legge “La Buona Scuola”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 12/03/2015, presentato in Parlamento il 27/03/2015, licenziato alla Camera 20/5/15. Riteniamo che il DDL presentato dal governo sia orientato a danneggiare ulteriormente la scuola pubblica, a cancellare la libertà di insegnamento, ad eliminare ogni forma democratica di gestione degli indirizzi e delle risorse degli istituti scolastici, proprio nel luogo che, secondo i principi della Costituzione della Repubblica Italiana, è adibito alla formazione culturale e civile dei cittadini del domani.
In particolare, si sottolinea con forza che l’attribuzione totale del potere decisionale alla figura del Dirigente Scolastico (dal punto di vista gestionale, didattico, della valutazione del personale docente e persino relativamente all’acquisizione e al mantenimento delle unità di personale), dove al Collegio dei Docenti, per le sue competenze, viene attribuito solo un limitato ruolo consultivo, non renderà i nostri Istituti Scolastici più efficienti. Questa impostazione aziendalistica e autoritaria non si addice al ruolo di istituzione fondamentale della Repubblica, attribuito alla scuola dalla nostra Carta Costituzionale. Essa induce invece gravi dinamiche di deresponsabilizzazione e conformismo, ostacola fortemente una visione pluralista e condivisa nella definizione delle linee fondamentali di indirizzo.
La stessa impostazione di tipo autoritario e antidemocratico si evince dalla lunga serie di deleghe in bianco attribuite al Governo su tematiche cruciali, presentate in coda al suddetto DDL: tra queste la riorganizzazione della scuola dell’infanzia e degli Organi Collegiali. Tematiche di fondamentale importanza che necessitano l’apporto propositivo di chi nella scuola lavora e il coinvolgimento delle Commissioni Parlamentari.
Inoltre, nonostante sia effettivamente previsto un aumento del budget di finanziamento per il funzionamento scolastico, esso arriva appena ad avvicinarsi a quel livello minimo di dignità dal quale la scuola pubblica italiana si è colpevolmente allontanata nel corso di questi ultimi due decenni.
Il ricorso a sponsor esterni e al cinque per mille da parte dei contribuenti, orientati ai singoli istituti, può puntare ad una funzione complementare di finanziamento, ma non sostituirsi all’apporto fondamentale dello Stato, il quale deve garantire l’efficienza del funzionamento di tutte le scuole pubbliche del territorio italiano, aumentando la percentuale del PIL da destinare a questo obiettivo e non contribuendo, invece, all’ulteriore approfondimento delle differenze qualitative tra scuole dislocate in ambiti territoriali socialmente ed economicamente non equiparabili.
Il DDL non interviene a ristabilire l’organico sottratto alla scuola pubblica dal precedente Decreto Gelmini, il quale ha determinato lo snaturamento dell’organizzazione scolastica del tempo pieno e ridotto drasticamente e inevitabilmente l’efficienza del servizio. Non interviene nella riduzione degli alunni per classe, indispensabile per la realizzazione di quanto promulgato dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo. La tendenza intorno all’attribuzione dei posti di organico destinati al sostegno va nella direzione di un sostegno individuale sul singolo allievo, contrario a tutte le indicazioni emerse dalla ricerca didattica sull’integrazione e rispondente a pure logiche di risparmio, finalizzate ad una sostanziale riduzione del personale specializzato. Da ultimo, ma non di certo per importanza, il DDL lascia irrisolta la questione del precariato, millantando assunzioni (dovute alla sentenza della Corte di giustizia europea del 26 novembre 2014) senza un criterio di equità e creando discriminazioni tra docenti che hanno analoghi titoli abilitanti (GAE, SISS, TFA, PAS) e di servizio (2° e 3° fascia G.I.) Inoltre nel Disegno di legge non viene contemplata la componente ATA, esclusa da qualsiasi processo di innovazione.
Questo Collegio ribadisce quindi la propria motivata contrarietà al suddetto DDL e ne chiede il ritiro.
Approvata all’unanimità dai docenti dell’Istituto presenti al Collegio il 26/05/2015
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